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GUBBIO, VENERDI' SANTO 2019

OMELIA DEL VESCOVO DI GUBBIO

S.E. MONS. LUCIANO PAOLUCCI BEDINI

"In tanti stasera abbiamo seguito questa Processione, in tanti ci siamo radunati per accompagnare l'effige del corpo morto di Gesù crocifisso con canti e preghiere. In tanti abbiamo sentito il desiderio di far memoria e non dimenticare i grandi fatti della Passione di Nostro Signore e il dolore di Maria sua madre.

Che cosa ci ha riuniti? Cosa ci ha mossi a prendere parte con gli altri a questa solenne celebrazione? Cosa di unisce stasera? Non certo la morte, la morte non unisce, separa, allontana, spaventa, ci fa fuggire.

I dodici discepoli che Gesù si era scelto non c'erano sotto la croce, solo Giovanni. Non ci unisce neppure il dolore di Gesù morente e di Maria sua madre sotto la croce.

Il dolore chiude, isola, schiaccia, ci fa ritirare, non ci è facile condividere il dolore di chi soffre. Se possibile lo lasciamo fuori dal nostro sguardo, neanche la solitudine di Gesù alla fine della sua vita terrena ci unisce stasera.

Solo Dio padre ha potuto calmarla, tutti ne siamo estranei e la temiamo, anche se ha un eco profondo in ciascuno di noi. Ciò che ci ha unito e ci unisce davanti la Passione del Signore Gesù non può essere la sua morte, il suo dolore e la sua solitudine, ma solo l'amore con cui egli ha accettato tutto questo per strapparci dal male.

Solo il suo amore ci unisce, come un unico popolo di figli, di sorelle e fratelli, solo l'amore ci rende capaci di stare, attraversare solitudine, dolore e morte.

E solo l'amore del Cristo morto per amore nostro ci tiene uniti davanti a tutto ciò che nella vita quotidiana dell'umanità tende a dividerci.

Allora stasera ascoltiamo ancora una volta il grande messaggio della Passione di Cristo, nulla di quello che ci spaventa, ci schiaccia e ci fa temere per la nostra esistenza può dividerci e metterci l'uno contro l'altro, se ricordiamo che lui ha lottato per noi e per liberarci da tutto questo e l'ha fatto solo per amore nostro e con la forza dell'amore e del Padre suo.

Per non dimenticarci di questa alta verità che vale per tutti noi, non dimentichiamoci di coloro che accanto a noi o non lontano dalle nostre case vivono tempi e stagioni di solitudine, attraversano momenti di grande dolore, temono per la vita o lottano contro ogni genere di morte.

La nostra presenza, il nostro ascolto, la nostra condivisione, la nostra solidarietà possono lasciar passare quell'amore divino che solo può salvarci.

E' il cuore di Maria Addolorata, madre sua e madre nostra, che stasera ci racconta con forza questa storia e la sua vittoria, la sua anima attraversata anch'essa da una spada di dolore non si è disintegrata, ma è stata allargata dall'amore di Dio, resa capace di contenere e custodire tutte le tribolazioni di noi suoi figli. In lei fiduciosi ci rifugiamo".

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GUBBIO, VENERDI' SANTO 2018, OMELIA DEL VESCOVO DI GUBBIO S.E. MONS. LUCIANO PAOLUCCI BEDINI

"Noi tutti stasera siamo testimoni oculari, non possiamo più dire io non c'ero, nessuno di noi può dire non ho visto, questo corpo umano offeso e martoriato è il frutto del male che l'uomo può fare all'uomo. Nel corpo di Gesù si è abbattuto tutto il male possibile, quel male che non ha origine nell'uomo, ma che trasforma noi nel peggior nemico del mondo.

Luciano Paolucci Bedini

È il male che avvelena il cuore e ammala la mente e indurisce le mani contro un fratello o una sorella. La violenza che per difendere la propria vita elimina quella dell'altro, è tutto questo male che ancora circola nelle vene dell'umanità che ha ucciso il figlio di Dio fatto uomo nel grembo di Maria e venuto per salvarci.Questo male abita anche le nostre case e troppo spesso sostituisce l'unica legge che Gesù, con il dono della sua vita, ha voluto insegnarci, quella dell'amore e del perdono.

Noi uomini maschi che arriviamo ad usare la violenza e la prepotenza nelle relazioni tra uomini invece di scegliere l'ascolto. La mitezza di Cristo che si è lasciato inchiodare sulla croce e uccidere per odio, ci insegni a rifiutare ogni forma di violenza, di giudizio e di condanna.

Alle donne dico di non accettare mai la logica che per essere più forti, rispettate e considerate, si debba imitare la parte peggiore degli uomini. Imparate da Maria e insegnateci a resistere al male con la tenerezza. A tutti Maria insegni che il corpo di Cristo non è consegnato alla morte con quella disperazione di chi non ha altro orizzonte di quello delle cose della terra.

Esso è il chicco di grano che seminato dall'amore di Dio è vivo e porta in sé un germe potente di vita nuova, libera dalla corruzione dei male. Da stasera la Chiesa entra in un grande silenzio, il Signore della vita è stato ucciso dagli uomini, ma la morte non ha vinto e non vincerà più".