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La Processione del Cristo Morto ogni venerdì santo

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La statua del Cristo morto del XVI sec.

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nuova guida sintetica scaricabile via web

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I cori del "Miserere" a S.Croce al termine della processione

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La "reposizione del Cristo Morto" a S.Croce il sabato santo alle 21

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La parte nord di Gubbio e la Chiesa di S. Croce in fase di ristrutturazione

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In fase conclusiva il restauro del soffitto del presbiterio

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Il soffitto a cassettoni del XVI sec.

GUBBIO

SETTIMANA SANTA

CHIESA DI SAN DOMENICO 

 

 

MERCOLEDI' SANTO 

ore 21,00    Adorazione Eucaristica

 

GIOVEDI' SANTO 

ore 20,30    deposizione di Gesù sul cataletto

ore 22,00    Adorazione Eucaristica

 

VENERDI' SANTO 

ore   7,00    bacio al CRISTO MORTO

ore 17,00    Unzione delle piaghè di Gesù

ore 19,30    Processione del CRISTO MORTO

 

SABATO SANTO 

ore   7,00    bacio al CRISTO MORTO

ore   8,00    confessioni

ore 21,15    reposizione di Gesù Crocifisso

 

 

Poesia di Umberto Marvardi

 

A baciare il Signore in Santa Croce

scendono i montanari dal lontano

casolare e sù dal piano

salgono i lenti i valligiani

la Città è in fermento.

E dense di preghiere è Santa Croce:

gente affollata verso il cataletto,

ove sanguina il Cristo flagellato,

a inginocchiarsi e mirare in dolore 

le aperte piaghe del morto Signore.

 

Piange la vecchia, il nipote per mano

e l’alza, stupefatto, al mesto bacio;

e tutti sostano, sposi e promessi,

artieri, manovali e casigliani,

uomini e donne d’una antica gente

che si chinano e con tremanti labbra

baciano in fretta il Morto:

e fanno voti e chiedono speranze

ed offrono un dolore od un rimorso

 

Omelia del venerdì santo 2019

"In tanti stasera abbiamo seguito questa Processione, in tanti ci siamo radunati per accompagnare l'effige del corpo morto di Gesù crocifisso con canti e preghiere. In tanti abbiamo sentito il desiderio di far memoria e non dimenticare i grandi fatti della Passione di Nostro Signore e il dolore di Maria sua madre.

Che cosa ci ha riuniti? Cosa ci ha mossi a prendere parte con gli altri a questa solenne celebrazione? Cosa di unisce stasera? Non certo la morte, la morte non unisce, separa, allontana, spaventa, ci fa fuggire.

I dodici discepoli che Gesù si era scelto non c'erano sotto la croce, solo Giovanni. Non ci unisce neppure il dolore di Gesù morente e di Maria sua madre sotto la croce.

Il dolore chiude, isola, schiaccia, ci fa ritirare, non ci è facile condividere il dolore di chi soffre. Se possibile lo lasciamo fuori dal nostro sguardo, neanche la solitudine di Gesù alla fine della sua vita terrena ci unisce stasera.

Solo Dio padre ha potuto calmarla, tutti ne siamo estranei e la temiamo, anche se ha un eco profondo in ciascuno di noi. Ciò che ci ha unito e ci unisce davanti la Passione del Signore Gesù non può essere la sua morte, il suo dolore e la sua solitudine, ma solo l'amore con cui egli ha accettato tutto questo per strapparci dal male.

Solo il suo amore ci unisce, come un unico popolo di figli, di sorelle e fratelli, solo l'amore ci rende capaci di stare, attraversare solitudine, dolore e morte.

E solo l'amore del Cristo morto per amore nostro ci tiene uniti davanti a tutto ciò che nella vita quotidiana dell'umanità tende a dividerci.

Allora stasera ascoltiamo ancora una volta il grande messaggio della Passione di Cristo, nulla di quello che ci spaventa, ci schiaccia e ci fa temere per la nostra esistenza può dividerci e metterci l'uno contro l'altro, se ricordiamo che lui ha lottato per noi e per liberarci da tutto questo e l'ha fatto solo per amore nostro e con la forza dell'amore e del Padre suo.

Per non dimenticarci di questa alta verità che vale per tutti noi, non dimentichiamoci di coloro che accanto a noi o non lontano dalle nostre case vivono tempi e stagioni di solitudine, attraversano momenti di grande dolore, temono per la vita o lottano contro ogni genere di morte.

La nostra presenza, il nostro ascolto, la nostra condivisione, la nostra solidarietà possono lasciar passare quell'amore divino che solo può salvarci.

E' il cuore di Maria Addolorata, madre sua e madre nostra, che stasera ci racconta con forza questa storia e la sua vittoria, la sua anima attraversata anch'essa da una spada di dolore non si è disintegrata, ma è stata allargata dall'amore di Dio, resa capace di contenere e custodire tutte le tribolazioni di noi suoi figli. In lei fiduciosi ci rifugiamo".

 

Mons. Luciano Paolucci Bedini

Vescovo di Gubbio